venerdì 2 gennaio 2009

Copiato d'autore: la prova del miele

L'amore, come lo vive e lo teorizza una donna musulmana, colta, che vive a Parigi.
L'amore tra testi erotici e immaginario orientali mescolato alla pratica "multi-uomo" di una sensuale e disinibita donna dei nostri giorni. In sintesi è questo ciò di cui parla il libro "La prova del miele" della poetessa siriana Salwa Al-Neimi, edito da Feltrinelli - I narratori - 2008.
In rete si trova già parecchio su questo romanzo. A me va di copiore qui alcuni brani, rigorosamente non in ordine di apparizione nel testo, ma secondo l'ordine più congeniale ai miei gusti e alle mie fantasie.
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||Il maestro sùfi al-Giunayd diceva: ho bisogno di sesso come ho bisogno di cibo. Io ho un bisogno fisico di acqua, di sperma e di parole. Questi tre elementi mi sono essenziali, senza di loro non posso vivere, regolano la mia sregolatezza e mi agevolano l'esistenza.
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Una volta, il Pensatore mi ha scritto una lettera. Una lettera che parlava d'amore. Mi sono detta: "Come può usare la parola amore?" Io la evito nel modo più assoluto, con lui e con gli altri. Non so cos'è l'amore, so cos'è il desiderio. L'amore appartiene ad un aldilà che mi oltrepassa, mi rifiuto di corrergli dietro. La passione, mia e dell'altro, la capisco, la vedo, la tocco, la respiro, vivo i suoi effetti e le sue trasformazioni. E' lei sola a condurmi per mano nei miei spazi inesplorati.
L'amore è per l'anima, la passione è per il corpo. Io non ho un'anima. Questa frase mi ha assillato anche prima che scoprissi che in una certa epoca le donne sono state private della loro anima. Da bambina, non ho trovato la mia anima. Da grande, non mi sono data la pena di cercarla. "Io non ho un'anima." Questa frase è scolpita nella mia mente, ha attraversato tutta la mia vita. Sono solo corpo, lo so, non possiedo nient'altro. Il mio corpo è la mia intelligenza, la mia consapevolezza, il mio sapere. Chi desidera il mio corpo mi desidera. Questo è il solo amore che conosco, tutto il resto è letteratura.
All'inizio, il Pensatore mi ha chiesto: "E' solo il sesso a tenerci insieme?". Io non ho risposto. Non gli ho detto: "Io amo solo con il corpo, non ho altri modi per esprimere l'amore".
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Ha detto Ibn al-Azraq: Ogni desiderio che l'uomo asseconda gli indurisce il cuore, eccezion fatta per l'atto sessuale. Ecco io ci tengo a mantenermi tenero il cuore.
Se anche succedeva di parlare di sesso con qualcuno, mi ero abituata a restare su un livello teorico. Potevo citare episodi tratti dai libri che leggevo o dalla vita degli altri, ma la mia, di vita, la tenevo ben nascosta in una lampada che strofinavo quand'ero sola perchè ne uscisse il genio dei miei ricordi.
E' arivato il Pensatore e gli ho detto di si.(..)A letto gli ho parlato delle mie letture clandestine e i due segreti si sono mescolati uno nell'altro per diventare un unico fiume. (..)
Con lui, penso di aver raggiunto uno stadio di consapevolezza del sesso che sarebbe impossibile dissociare dalle mie letture. La pratica ha incorportao la teoria: un incontro del genere non poteva che scatenare scintille.(..) La libertà di espressione degli autori antichi mi sfidava con parole che non avevo il coraggio di usare, nè parlando, nè scrivendo. Una lingua eccitante. Non potevo leggere una riga senza bagnarmi. Nessuna lingua straniera riesce ad eccitarmi in questo modo. Per me, l'arabo è la lingua del sesso. (..) I testi erotici arabi fanno parte del mio patrimonio culturale. Parte del mio immaginario. Della mia vita sessuale. Prima del Pensatore, con lui e dopo di lui. Nel cuore di questo intreccio di esperienze, dipanare un unico filo è cosa impossibile. La compenetrazione è organica. Si, organica. Quale altra parola pottrei usare?
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Ho un animo poligamo, lo so, come quasi tutte le donne. Ci hanno insegnato il contrario, ma io so di essere poligama per natura. Poligamia non è la parola giusta. Dovrei avere il coraggio di dire "poli amante", o almeno "multi-uomo".
Qualche anno fa, in un'intervista, ho sentito Alberto Moravia parlare della naturale "molteplicità" delle donne. E' stata una rivelazione. Moravia aveva messo in parole quello che già sapevo a livello teorico e già vivevo nella pratica. (..) Ho ascoltato le idee prima o dopo il Pensatore? Di preciso, non lo so.
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Il Pensatore è una storia a sè.
Divido la mia vita in due epoche: a.P. e d.P., prima e dopo il Pensatore.
Arrivavo da lui completamente bagnata. Mi bastava pensarlo perchè il sangue cominciasse a ribollirmi dentro. Il Pensatore mi ripeteva : "Sei sempre eccitata. Ti ho visto sempre e solo così". Io sorridevo senza stare a spiegargli che era lui la causa della mia febbre. Mi gettavo su di lui e la sua analisi trovava conferma.
(..) Prima di ogni altra cosa, faceva scivolare il dito tra le mie cosce per controllare "il miele", così lo chiamava. Lo assaggiava e poi poi mi baciava spingendomi la lingua fino in fondo. Io gli dicevo: "E' evidente che stai obbedendo alla lettera alle disposizioni del profeta e metti in pratica il suo insegnamento: Che nessuno di voi prenda la sua donna come fanno gli animali. Che tra voi ci siano dei messaggeri: il bacio e la parola. Cosa peraltro confremata da 'Aishà, la sua sposa preferita: Il Profeta di Dio, quando baciava una di noi, le succhiava la lingua".
Come potevo ignorare questa eredità? Ma non c'era bisogno di ricordargliela: in queste cose è un musulmano d'eccellenza. Come me.
Andavo da lui al mattino, prima del lavoro. Facevo le scale di corsa: Avevo appena suonato che lui apriva veloce la porta, come se mi stesse aspettando, ancora mezzo addormentato. Mi spogliavo e scivolavo nel letto, eccitata. Lo abbracciavo e mi mettevo ad annusarlo. Lui scostava le coperte e, lentamente, mi passava la mano sul corpo, dappertutto. Serio e felice, si godeva il mio miele. Io lo percorrevo tutto con le labbra, i miei occhi si aprivano, mi si apriva il corpo. Trovavamo il nostro ritmo, l'equilibrio tra la mia impazienza e il suo gustare lentamente il piacere. Il tempo passava senza che ci staccassimo. Senza che ci fermassimo. Sotto di lui, sopra di lui, al suo fianco, di pancia, in ginocchio. Tra una posizione e l'altra mi ripeteva la sua solita frase: "mi è venuto un pensiero". Non era mai a corto di idee, lui, e io amo la filosofia, il mondo delle idde e dei pensieri. E così l'ho chiamato il Pensatore.
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(..) Ha detto (il pensatore n.d.r.): "Ci sono due tipo di donne: la donna lattugha e la donna tizzone". E io?" gli ho chiesto maliziosa: Lui non risponde, preferice attirarmi a sé. Mi distendo sopra di lui, assaporo la sua saliva mentre mi bacia gli occhi e le labbra. Mi accarezza il ventre, io apro le gambe. Lui mi penetra in profondità per consumarsi insieme a me. Mi sarebbe piaciuto domandargli: "E gli uomini? Di quanti tipi sono, gli uomini?", ma stavo godendo e mi sono dimenticata di chiedere.||

6 commenti:

Anonimo ha detto...

Veramente geniale. Vorrei essere il pensatore. Forse in qualche raro momento lo sono stato.
Ciao
Camillo Benso

l'altra effe ha detto...

Ed io, da donna, non potrei non volere anch'io un "pensatore"
Ciao a te, Camillo Benso e alla prox!
Effe

Scipione ha detto...

Mi ricorda una mia poesia in inglese
che avevo completamente dimenticato finché non arrivi tu con questo post e ...
... ma ...questo è il link:
http://scipione.blog.kataweb.it/2006/08/19/sensations/
...Non amo la volgarità.

Scipione ha detto...

op. ... la foto!

Scipione ha detto...

Il caso o la mia distrazione ha creato confusione.
Me ne scuso.
La frase era: " La foto mi ricorda una mia poesia ...ecc. ecc.
Un saluto

l'altra effe ha detto...

Ho piacere che il mio post, o meglio, quella foto(che poi ho preso così, tra quelle che si trovano su Google immagini e che mi pareva adatta allo scritto) ti abbia fatto pensare ad una tua poesia. A proposito, sono andata a leggerti: non male la tua poesia, passionale, ma delicata
Ciao e alla prox!
Effe